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Test dell'udito guardando gli occhi! Una nuova frontiera.

Test dell'udito guardando gli occhi! Una nuova frontiera.

Un team di ricercatori americani ha messo appunto una nuova metodologia che permetterà di ricevere informazioni sull'udito di un paziente anche senza la sua diretta collaborazione, come avviene in tutti i test dell' udito attualmente praticati.
I risultati della loro ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica “Journal of the Association for Research in Otolaryngology”.

Test dell’udito: quali sono i principali esami?

Gli esami dell’udito attualmente noti, ed eseguiti attraverso specifici apparecchi per audiometria come quelli in vendita su Laezza sono i seguenti:

l’esame audiometrico, un esame soggettivo nel quale il paziente riferisce quanto bene senta i vari rumori che ascolta;

l' impedenzometria, un test per valutare lo stato della membrana del timpano;

I potenziali evocati uditivi mediante applicazione di elettrodi al lobo dell’orecchio e alla fronte. Vengono poi inviati dei suoni particolari che il soggetto percepisce grazie a delle cuffie.

Spesso vengono eseguiti, in affiancamento a questi esami, anche quelli del condotto uditivo grazie a specifici apparecchi noti come otoscopi in vendita su laezzasrl.it 

E' evidente che questi test creano delle barriere quando il paziente non è in grado di rispondere. Basti pensare a persone affette da ictus, mute o bambini molto piccoli.
La soluzione è stata dunque fornita dai ricercatori dell’Institute of Neuroscience alla University of Oregon negli Stati Uniti che, dopo aver osservato quanto accade in alcune specie del mondo animale (il barbagianni che dilata le pupille in presenza di rumori) hanno sviluppato un test che consente di stabilire la qualità delle capacità uditive del paziente anche senza interagire con lui.

Come avviene questo nuovo test dell’udito?

Il test è stato eseguito sulle pupille di 31 adulti senza problema uditivi utilizzando una videocamera a infrarossi durante un tradizionale esame audiometrico. E'stata misurata la pupilla un secondo prima dell'arrivo del suono e due secondi dopo.

I risultati della ricerca

Ciascun paziente doveva schiacciare un bottone ogni qual volta ascoltava un suono in cuffia. Alla pressione del bottone, la pupilla si dilatava sistematicamente fornendo quindi la prova della diretta correlazione tra arrivo del suono, pressione del bottone e dilatazione della pupilla.

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